L’Asma, a dispetto della grammatica, è femmina: il 61% dei pazienti iscritti nel Registro Asma Grave RAG-IRSA è di sesso femminile, e che la patologia interessi in misura maggiore le donne è cosa ormai risaputa. Ma esiste una vera questione di genere in merito all’Asma e all’Asma Grave? E qual è il punto della ricerca sull’argomento? Per capire meglio la situazione abbiamo intervistato il Dr. Fausto De Michele, Responsabile U.O.C. Pneumologia e Terapia Semi-Intensiva Respiratoria all’Ospedale Cardarelli di Napoli, già Presidente AIPO-ITS/ETS e membro del Board scientifico del Registro RAG/IRSA: la sua è la terza di una serie di chiacchierate che coinvolgeranno, via via, tutti i partecipanti al Board.
Dottor De Michele, esiste una questione di genere sul fronte dell’Asma e dell’Asma Grave?
“C’è un primo dato che riguarda la prevalenza nei due sessi di questa patologia, e che dà vita a un profilo abbastanza preciso: fino all’adolescenza la malattia ha una maggiore prevalenza nel sesso maschile, ma dall’adolescenza in poi la prevalenza è maggiore nel sesso femminile: questo soprattutto per un fattore ormonale, legato ai livelli di estrogeni e alla variazione dell’effetto protettivo del testosterone nel sesso maschile dopo la pubertà. Vanno inoltre considerate le oscillazioni ormonali cui le donne sono soggette dopo la pubertà, con il ciclo mestruale, durante la gravidanza e la menopausa: queste condizioni determinano una instabilità delle manifestazioni di patologia. In realtà, però, non possiamo parlare solo di differenze legate al sesso, ma più correttamente le valutazioni vanno correlate alle differenze di genere che ricomprendono sia le differenze genetiche, ormonali e biologiche, ma risentono delle diverse condizioni socioeconomiche, lavorative, culturali ed ambientali, che fanno la differenza nelle manifestazioni della malattia e che bisognerebbe tenere in maggiore considerazione nella gestione della stessa.
Essere asmatiche e donne è quindi penalizzante?
“Direi che rispetto all’Asma – e parlo sia di Asma lieve moderato che di Asma severo - il genere femminile ha elementi di maggiore criticità, che portano generalmente ad una peggiore qualità della vita nelle donne rispetto agli uomini. Nelle donne asmatiche notiamo infatti un maggiore utilizzo delle risorse sanitarie in termini di visite mediche e ricoveri ospedalieri: un dato probabilmente legato – anche se quantificare le cose non è semplice – al tipo di vita che le donne conducono, sempre in bilico tra impegno lavorativo e impegno sul fronte familiare. Tutto questo impegno su più fronti si traduce spesso in una minore attenzione per i sintomi della patologia; per questo le donne, in genere, arrivano alla diagnosi più tardi degli uomini. E, sempre per gli stessi motivi, tendono a prestare meno attenzione alla terapia. Ci sono poi anche altri aspetti da considerare: le donne, e i dati del Registro Asma Grave lo testimoniano senza incertezze, vanno maggiormente soggette a riacutizzazioni, totalizzano più accessi in ospedale, hanno maggiore difficoltà a raggiungere il controllo della malattia, e presentano comorbilità diverse rispetto agli uomini: tra loro prevalgono infatti osteoporosi, allergie alimentari, allergia all’acido acetilsalicilico, reflusso gastro-esofageo; tra i maschi incontriamo invece più spesso poliposi nasali e apnee ostruttive del sonno”.
Lei era Presidente AIPO-ITS/ETS proprio quando il Registro RAG/IRSA vide la luce. A distanza di otto anni, con 586 tra pneumologi e allergologi coinvolti, 1.890 pazienti arruolati, 100 Centri specializzati aderenti, un sito internet e molto altro, che bilancio farebbe?
“Il Registro Asma Grave è fondamentale per diversi aspetti. L’asmatico grave è infatti un paziente complesso, con un percorso di diagnosi più difficile e una terapia più impegnativa rispetto al malato di asma lieve moderato. Il RAG/IRSA condivide, con tutti gli altri Registri di patologia, la funzione di evidenziare una fotografia oggettiva della malattia, che vada oltre l’esperienza personale dei singoli medici, ricavando dal numero elevato di pazienti coinvolti stimoli di attenzione che sarebbe difficile evidenziare sul singolo malato: questo conferisce al Registro un’importante valenza clinica.
Tutti i Registri, inoltre, vengono dedicati a patologie ‘non banali’ e caratterizzate da una numerosità di pazienti non troppo elevata: il RAG/IRSA, in questo senso, si rivolge al 3-5% di tutti i circa 4 milioni di asmatici totali presenti in Italia. Anche se si tratta di una piccola percentuale (però di una prevalenza molto elevata, parliamo di circa 150-200.000 pazienti), dobbiamo considerare che questi pazienti assorbono circa il 60% di tutte le risorse utilizzate dal SSN per l’Asma.
Il Registro Asma Grave nasce come strumento di ricerca clinica, ma si concretizza poi anche in uno strumento di appropriatezza nella gestione di tutto il percorso del paziente guidando lo specialista nella diagnosi corretta, nella fenotipizzazione del paziente, nella opportuna scelta terapeutica sia della terapia di base che nella terapia biologica, ed ancora nel guidare e cadenzare il corretto follow up di cui questi pazienti hanno assolutamente bisogno. Il Registro, inoltre, segue le indicazioni delle linee guida: se quindi si rendono disponibili terapie innovative, com’è accaduto ad esempio con i farmaci biologici, è possibile valutare l’impatto di queste novità non sul singolo paziente ma su popolazioni più estese, e in questo senso il registro offre strumenti di verifica in real life dell’efficacia dei trattamenti. È stato dimostrato come il paziente con Asma Grave, inserito e seguito attraverso un registro abbia, a parità di appropriatezza delle scelte di trattamento, esiti clinici migliori rispetto a pazienti non seguiti attraverso questo strumento.
Anche sul fronte dei follow-up, il RAG/IRSA assume un’importanza determinante: abbiamo a tutt’oggi, inserito quasi 2.000 pazienti, ed attraverso il Registro si rendono disponibili i follow-up a 12, 24 e 36 mesi, nei quali sono evidenti gli effetti dei nuovi farmaci biologici. Ed è attraverso l’analisi a lungo termine di questi dati che si intravedono le prime possibilità di “remissione clinica” in una parte dei pazienti”.
Quello di remissione resta un concetto “difficile”, da applicare all’asma grave…
“Con il termine ‘remissione’, quando si parla di Asma Grave, occorre essere molto cauti. La remissione, come viene intesa in area oncologica ed ematologica è una condizione di assenza di malattia per un lungo periodo (da 5 a 10 anni) senza trattamenti in corso. Nel campo dell’Asma Grave siamo agli inizi, ma cominciamo a immaginare un orizzonte di controllo clinico ottimale della malattia, anche se abbiamo dati preliminari solo sulla riduzione della terapia farmacologica, mente una sospensione della stessa non è ancora ipotizzabile. Certo, negli ultimi anni, grazie ai nuovi farmaci biologici, le cose per i pazienti sono molto migliorate. Possiamo dire senza paura di sbagliare che i farmaci biologici hanno cambiato la vita a molti malati di Asma Grave, anche se purtroppo non ancora a tutti”.
Tornando alla medicina di genere, riguardo allo studio sulla risposta ai farmaci in base al sesso dei pazienti, che sta svolgendo in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, può anticiparci qualcosa?
“Si tratta di una ulteriore occasione di utilizzazione dei dati di un registro per l’Asma Grave, nel quale è possibile cercare validazioni di risultati che derivano da modelli sperimentali in laboratorio e che evidenziano ad esempio di una diversa risposta ai farmaci (ad es. beta2 stimolanti ed anti- leucotrienici) nel sesso maschile e femminile.
In conclusione, i registri di patologia sono strumenti molto utili di ricerca clinica, “strumenti di lavoro” per lo specialista di un centro per l’Asma Grave e potenzialmente strumenti per migliorare la qualità delle cure dei nostri pazienti”.
Alessandra Rozzi
Ufficio Stampa AIPO-ITS/ETS