Squadra che vince non si cambia. E il team formato dai medici di AIPO-ITS/ETS e di AAIITO – rispettivamente pneumologi e allergologi – vincente lo è da sempre. In particolare da quando è nato il Registro Asma Grave (otto anni di vita, 586 tra pneumologi e allergologi coinvolti, 1.890 pazienti arruolati, 100 Centri specializzati aderenti, un sito internet e molto altro), creato nel 2016 come frutto della collaborazione tra le due società scientifiche. Per saperne di più su una cooperazione che funziona, abbiamo parlato col Dottor Antonino Musarra, Responsabile del servizio di Allergologia della Casa della Salute–Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria a Scilla (RC). La sua è una delle interviste che sta via via coinvolgendo tutti i membri del board scientifico del Registro stesso.
Dottor Musarra, com’è nato il fronte comune tra allergologi e pneumologi nella lotta all’Asma Grave? E come sono i rapporti tra le due categorie oggi?
“Tra le due società scientifiche la collaborazione è assoluta. Una decina di anni fa abbiamo intuito le opportunità di una cooperazione che unisse competenze scientifiche diverse ma complementari e che fosse in grado di sfruttare la capillare presenza sul territorio sia degli pneumologi che degli allergologi: il Registro Asma grave è nato così, e oggi è il più numeroso dei registri esistenti sulla malattia. Costituisce un esperimento pienamente riuscito, dal quale emergono elementi di interesse sia dal punto di vista clinico sia da quello gestionale. Inoltre, ora che è attivo da diversi anni, rende possibili follow-up a medio e lungo termine sui pazienti, che si rivelano di importanza fondamentale. Il board scientifico, dal canto suo ormai ben collaudato, lavora con grande spirito di collaborazione”.
Non va così in tutto il mondo, però. Dal punto di vista del paziente, come viene vissuta questa separazione delle figure di riferimento?
“In effetti in altri Paesi le cose vanno diversamente: negli USA, ad esempio, le due società scientifiche allergologiche più importanti – l’American Academy e l’American College – prevedono che ad essere protagonista della gestione del paziente con Asma severo sia l’allergologo. Qui da noi è diverso, l’approccio è multidisciplinare e vede al centro l’allergologo e lo pneumologo, l’uno con le sue competenze immunologiche, l’altro con le sue competenze funzionali, d’organo: due figure che si arricchiscono reciprocamente, a vantaggio del paziente”.
Ma il paziente che sospetta una diagnosi di Asma Grave, di solito a quale specialista si rivolge?
“Capita che un paziente di questo tipo abbia alle spalle una storia di Asma, magari complicata da comorbilità che vanno dalla rino-sinusite a gravi allergie alimentari, alle dermatiti atopiche severe: in questi casi è naturale, quindi, che in prima battuta il paziente si rivolga all’allergologo, che può avvalersi della consulenza di altri professionisti, oltre allo pneumologo. A seconda dei casi, il dermatologo, lo psicologo, lo psichiatra. Anche la collaborazione con professionisti che hanno competenze di salute mentale è preziosa: l’Asma Grave ha infatti un impatto profondo sulla vita di chi ne è affetto, e i sintomi possono causare frustrazione, angoscia o paura, che aumentano in caso di diagnosi tardiva. A volte, infatti, passano anni prima che sia formulata una diagnosi corretta e che venga definito un quadro clinico preciso: così i malati si trovano a seguire terapie inappropriate, in genere a base di steroidi, con tutti gli effetti collaterali del caso in termini di ipertensione, diabete e osteoporosi. Ovvio che questo possa portare a scompensi di tipo psicologico. In questi ultimi anni, con l’avvento dei farmaci biologici, è diventata sempre più importante la conoscenza dei meccanismi immunologici relativi alle terapie; quindi, il ruolo dell’immuno-allergologo è più che mai di primo piano. Va però detto che la disseminazione delle conoscenze immunologiche, proprio grazie a questi nuovi farmaci, ha permesso il superamento della vecchia dicotomia tra valutazione immunologica e valutazione d’organo del paziente, e quel bias per cui all’allergologo ‘spettava’ il paziente con Asma allergico e allo pneumologo quello con Asma non allergico. Ora la collaborazione tra immuno-allergologi e pneumologi è, se possibile, più semplice e naturale: si ragiona con linguaggio e competenze condivise e la gestione del paziente con Asma Grave è, di conseguenza, più efficace. A tutto vantaggio dei clinici, ma soprattutto dei pazienti”.
Passi avanti ne sono stati fatti tanti. Eppure il problema delle diagnosi tardive di Asma Grave esiste ancora…
“Purtroppo sì, e la misura delle difficoltà incontrate dai pazienti con asma grave può essere percepita leggendo sul sito ‘Dottore, ho l’Asma. È grave?’ un romanzo collettivo di storie vissute, scritto da 10 pazienti con Asma Grave che hanno partecipato a un corso di scrittura creativa della Scuola Holden di Torino, e che hanno poi riversato le loro esperienze su queste pagine. Quel che emerge dai testi è la grande difficoltà vissuta prima di trovare la terapia corretta, insieme al fatto che a contare, in definitiva, è l’incontro con il medico ‘giusto’. Non si tratta di differenze tra figure di riferimento ma del possesso di esperienza e specifica competenza. Allergologo e pneumologo non sono in antitesi, lavorano in tandem, la cosa importante è che siano operativi all’interno di un Centro specializzato in Asma Grave, dove la preparazione dei professionisti è specifica e dove esiste quanto necessario per formulare la diagnosi ed identificare i biomarcatori utili per definirne lo specifico endotipo.
Targettizzare il paziente non è semplice, e richiede competenze elevate e specifiche…
“Oggi più che mai. Certo, in base ai biomarcatori disponibili è possibile definire il target da colpire per ogni singolo paziente, attuando una medicina quanto più possibile di precisione. Ma a volte non è semplice, né possibile, differenziare in maniera netta le diverse forme di Asma Grave (ad esempio allergico o eosinofilico) poiché nello stesso paziente possono coesistere meccanismi causali diversi ma profili infiammatori comuni. Va da sé che la decisione relativa al farmaco biologico più adatto al singolo paziente non sia semplice, anche in termini di sostenibilità: sono farmaci molto costosi. A volte, anche dopo l’individuazione del farmaco più adatto, può essere necessario uno switch in corso di terapia, perché nel paziente si modifica qualcosa a livello immunologico, e di conseguenza può cambiare la risposta al farmaco. Tutto – lo ripeto - è demandato alla competenza del clinico. E questo con alcuni problemi ancora aperti: esistono infatti pazienti – e ne abbiamo testimonianza anche nel Registro Asma Grave - che non raggiungono il controllo della malattia nemmeno con la terapia biologica. Fortunatamente il panorama di questi farmaci si arricchisce sempre più, consentendo la scelta più appropriata possibile per i singoli pazienti. Questa categoria di medicinali ha comunque fatto davvero la differenza, permettendo a un gran numero di malati di ridurre gli steroidi, e quindi gli effetti collaterali causati da questi farmaci, di andare incontro a minori esacerbazioni e, in sostanza, di cambiare radicalmente le prospettive della malattia e quindi della loro vita”.
Alessandra Rozzi
Ufficio Stampa AIPO-ITS/ETS